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Si apre uno spiraglio sulla vicenda che vede alcuni cannoni ottocenteschi contesi tra Perugia, dove adesso si trovano, e Porto Empedocle, loro luogo di provenienza. Salita agli onori delle cronache quando Calogero Firetto, primo cittadino empedoclino, ha reso noto di non avere ottenuto risposta alcuna dal suo omologo perugino circa la richiesta di restituzione, la storia si è via via arricchita di particolari e sembra, adesso, ricevere l'attenzione dell'Amministrazione della cittadina umbra. E' così che il sindaco Renato Locchi, in un colloquio telefonico, pare abbia rassicurato Firetto sulla possibilità di riavere se non tutti, almeno un paio dei sei cannoni d'avancarica di epoca borbonica, che si trovavano nella Torre Carlo V e nella sede originaria potrebbero tornare non appena ultimati i lavori di restauro di cui è al momento oggetto. I cannoni, che in passato vennero usati come bitte per l'ancoraggio delle navi al molo Crispi, vennero poi abbandonati e in seguito trasferiti a Perugia dove oggi sono in mostra nella "Sala Cannoniera” della Rocca Paolina. A sollevare il problema della restituzione dei cannoni era stato lo stesso scrittore empedoclino Andrea Camilleri che attorno ad una vicenda storica, la strage di 114 ergastolani detenuti durante i moti insurrezionali antiborbonici, scrisse il romanzo "La strage dimenticata”. A seguito dell'intervento dello scrittore, il problema dei cannoni di "Vigata” è approdato sulla stampa nazionale e il caso è stato portato all'attenzione dell'opinione pubblica. "La vicenda – ha commentato il sindaco Firetto – non è stucchevole ma testimonia una esigenza di recupero storico e delle tradizioni marinare per restituire alla città ciò che in anni di incuria e disinteresse è andato perduto”.